Come ci vedono i gatti: curiosità e spiegazioni su come ci percepiscono

Come ci vedono i gatti? Curiosità e cosa dice la scienza
Un grande gatto, un genitore o altro? Come ci riconoscono i gatti, cosa capiscono delle nostre emozioni e come vedono davvero, secondo gli studi.

Come ci vedono i gatti? Non semplicemente come esseri umani che arricchiscono la loro giornata, ma come presenze familiari che possono distinguere, identificare e, in molti casi, scegliere come punto di riferimento.
La scienza non può ancora dirci esattamente “chi” siamo per il nostro gatto, ma negli ultimi anni ha raccolto diversi indizi sul modo in cui il nostro pet costruisce con noi una relazione.
Voce, odore, gesti, abitudini e perfino il modo in cui socchiudiamo gli occhi contribuiscono a renderci riconoscibili. E poi c’è la vista, naturalmente: anche se quella del gatto è piuttosto diversa dalla nostra.
In questo articolo scopriremo come ci vedono i gatti e anche come vedono, cosa significano i loro sguardi e anche come “farsi vedere” dal proprio micio attraverso una serie di piccole attenzioni che alimentano l’Amore.

Cosa siamo per il gatto: un grande gatto, un genitore o qualcos'altro?

Se potessimo entrare per qualche minuto nella mente di un gatto, una delle prime curiosità sarebbe proprio questa: come vedono i gatti i loro umani? Come esseri completamente diversi da loro, come figure genitoriali o come una sorta di gatto dalle dimensioni decisamente fuori scala?
La risposta più corretta, almeno per ora, è meno netta ma forse ancora più interessante: non sappiamo in quale “categoria” ci collochino. Sappiamo, però, che distinguono le “loro persone” dagli altri e possono costruire con chi si prende cura di loro legami significativi, usando comportamenti che affondano le radici anche nella comunicazione tra gatti.

L'ipotesi del “grande gatto non ostile”

L’idea che il gatto possa considerarci una sorta di “grande gatto non ostile” deriva, soprattutto, dalle osservazioni dell’etologo britannico John Bradshaw. Alla base delle sue ipotesi ci sono alcuni comportamenti che il gatto rivolge agli esseri umani e che appartengono anche alle relazioni con i propri simili o al rapporto tra gattini e mamma gatta: avvicinarsi con la coda sollevata, strofinarsi, leccarci i capelli oppure impastare con le zampe.
Non significa, però, che sia stato dimostrato sperimentalmente che il gatto ci consideri davvero suoi simili. Si tratta di un’interpretazione del comportamento felino, non di una traduzione letterale dei suoi pensieri.
Quegli stessi gesti, però, possono raccontarci molto del rapporto che ha costruito con noi: nell’articolo “Sei modi usati dai gatti per mostrare il loro amore” abbiamo proprio approfondito alcuni di questi comportamenti e il significato che possono assumere quando esprimono familiarità e vicinanza.

Cosa dicono gli studi sull'attaccamento

A spostare la domanda dal terreno delle ipotesi a quello degli esperimenti è stato, invece, uno studio condotto nel 2019 da Kristyn Vitale, Alexandra Behnke e Monique Udell dell’Oregon State University, che abbiamo anche raccontato nel nostro articolo “Gatti e scienza: tre ricerche raccontano i loro comportamenti”.
Le ricercatrici hanno adattato ai gatti un test utilizzato per studiare l’attaccamento dei bambini verso chi si prende cura di loro, osservandone il comportamento durante una breve separazione e al momento del ricongiungimento.
Tra i 70 gattini per i quali è stato possibile classificare lo stile di attaccamento, il 64,3% ha mostrato un attaccamento sicuro. Nei 38 gatti adulti esaminati successivamente, la percentuale è salita al 65,8%. In questi casi, la presenza della persona di riferimento funzionava come una sorta di “base sicura”: dopo il ricongiungimento, il gatto riusciva a bilanciare il contatto con la persona e l’esplorazione dell’ambiente.

Perché “ci vedono come genitori”

Parlare di attaccamento può far pensare immediatamente al rapporto tra genitori e figli, soprattutto perché il test utilizzato nello studio deriva proprio dalla ricerca sull’attaccamento infantile. Ma da qui a concludere che il gatto ci consideri sua madre o suo padre c’è un salto che la scienza non consente di fare.
Quello che possiamo dire è che molti gatti possono usare la persona di riferimento come fonte di sicurezza, soprattutto in una situazione nuova (ad esempio dal veterinario o dalla veterinaria). Questo racconta molto del legame che possono costruire con noi, ma non ci dice quale rappresentazione mentale abbiano del nostro ruolo.
In poche parole: sappiamo che ci riconoscono e siamo per loro importanti. Per sapere sotto quale voce ci abbiano archiviato nella loro personalissima rubrica mentale, dovremo ancora aspettare.

Come il gatto ci riconosce: voce, odore, nome e volto

I gatti riconoscono le persone, ma non nello stesso modo in cui lo facciamo noi. Nel mondo felino entrano in gioco molti indizi insieme e la voce e l’odore offrono informazioni particolarmente importanti. Sul riconoscimento del volto, invece, le evidenze disponibili sono ancora limitate. Il risultato è una percezione fatta di dettagli che si sommano: il nostro modo di parlare e le parole ricorrenti, il nostro odore, i movimenti e ciò che accade abitualmente quando siamo presenti.

La voce

A volte lo chiami e lui muove appena un orecchio. Nessuna corsa verso di te, nessun miagolio. È davvero indifferenza? Non necessariamente.
Nel 2013 Atsuko Saito e Kazutaka Shinozuka hanno mostrato sperimentalmente che i gatti possono distinguere la voce della persona con cui vivono da quella di persone sconosciute. La risposta, però, consisteva soprattutto nell’orientare testa e orecchie verso il suono, molto più che nel vocalizzare o muovere la coda. In altre parole, il riconoscimento avviene anche quando la reazione sembra quasi impercettibile.
Un altro studio, condotto su 16 gatti da Charlotte de Mouzon e colleghi, ha aggiunto un dettaglio curioso: i gatti distinguevano il registro vocale usato dalla persona di riferimento per parlare proprio con loro da quello utilizzato nelle conversazioni tra adulti. Quando le stesse variazioni provenivano da una persona sconosciuta, invece, questa differenza non emergeva.
Forse, quindi, quella particolare voce che riservi al tuo gatto non passa affatto inosservata.

L'odore

L’olfatto è una componente importante del modo in cui il gatto esplora e distingue ciò che gli è familiare.
Uno studio pubblicato nel 2025 sulla rivista Plos One ha aggiunto un elemento interessante a ciò che sappiamo sul ruolo di questo senso. Durante l’esperimento, i gatti hanno mostrato maggiore interesse per l’odore di una persona sconosciuta rispetto a quello della persona con cui vivevano, soffermandosi più a lungo ad annusarlo. Un comportamento che suggerisce la capacità di distinguere attraverso l’olfatto una persona familiare da una sconosciuta. Resta invece ancora da capire se il solo odore sia sufficiente per riconoscere l’identità di una specifica persona.

Il nome

Il nome non è soltanto la parola che abbiamo deciso di attribuire al nostro gatto. Con il tempo, può diventare anche un suono riconoscibile.
Nel 2019
Atsuko Saito e alcuni suoi colleghi hanno dimostrato che i gatti domestici distinguono il proprio nome da altre parole, anche quando a pronunciarlo è una persona sconosciuta. Questo non significa necessariamente che attribuiscano al nome il nostro stesso concetto di identità: significa che ne riconoscono le caratteristiche sonore e lo distinguono da altri termini.
Nel 2022 un altro studio giapponese che ha coinvolto gatti domestici e gatti di Cat Cafè (raccontato nell’articolo “Gatti e scienza: tre ricerche raccontano i loro comportamenti”) ha mostrato qualcosa di ancora più curioso. I gatti che vivevano in casa sembravano saper associare il nome di altri gatti conviventi alla loro immagine; nell’esperimento dedicato ai membri umani della famiglia sono emersi segnali di un’associazione analoga, influenzata anche dal numero di persone presenti in casa e dal tempo di convivenza.

Il volto

Qui le certezze diminuiscono. I gatti riconoscono i volti ma, principalmente, se abbinati alla voce.
Gli studi giapponesi del 2022 hanno infatti osservato che i gatti fissano più a lungo lo schermo quando la voce che ascoltano non corrisponde al volto mostrato, segno che sono in grado di notare l’incongruenza. Tuttavia, da questo emerge che usano i tratti del viso solo come un segnale secondario rispetto a voce e olfatto.
È quindi ancora troppo presto per concludere che il gatto “non riconosca la nostra faccia”. Piuttosto, il riconoscimento visivo del volto è ancora meno documentato rispetto ad altri indizi.

I gatti capiscono le nostre emozioni?

I gatti possono cogliere e mettere insieme alcuni segnali emotivi umani. Espressioni, voce e comportamento diventano informazioni da osservare, soprattutto quando provengono da una persona conosciuta.
Un esperimento condotto da Isabella Merola e colleghi nel 2015 lo ha mostrato in una situazione insolita. Di fronte a un oggetto sconosciuto, il 79% dei gatti osservati alternava lo sguardo tra l’oggetto e la persona di riferimento, cercando in qualche modo informazioni nella sua reazione. Durante il test, alle persone coinvolte veniva chiesto di esprimere nei confronti dell’oggetto un messaggio emotivo positivo oppure negativo. I risultati hanno mostrato che i gatti, oltre a prestare attenzione a questi segnali, modificavano in parte il proprio comportamento in relazione al messaggio emotivo ricevuto.
Un anno dopo, Moriah Galvan e Jennifer Vonk hanno rilevato una sensibilità alle espressioni emotive umane, leggermente più evidente quando i segnali provenivano dalla persona familiare anziché da una sconosciuta.
E allora, cosa pensano i gatti quando ci vedono felici, nervosi o arrabbiati? Questo gli esperimenti non possono raccontarcelo. Possono però suggerire che il nostro stato non è uno sfondo irrilevante: il gatto osserva, raccoglie segnali e può usarli per orientare il proprio comportamento.

Lo sguardo: perché il gatto ci fissa e cosa vuol dire il lento battito di ciglia

Ti è mai capitato di incrociare lo sguardo del tuo gatto e vederlo socchiudere lentamente gli occhi? Quel piccolo movimento ha attirato anche l’attenzione della ricerca scientifica.
Nel 2020, uno studio pubblicato su Scientific Reports ha analizzato proprio il cosiddetto “slow blink”, il lento restringimento degli occhi che spesso osserviamo nelle interazioni con i gatti.
Quando la persona di riferimento socchiudeva lentamente gli occhi, i gatti tendevano a riprodurre il movimento. In un secondo esperimento, inoltre, erano più propensi ad avvicinarsi alla mano di una persona sconosciuta dopo che questa aveva eseguito il lento battito di ciglia.
È un gesto di amicizia semplice da provare: invece di fissare a lungo un gatto, soprattutto se è timido o non ti conosce, puoi guardarlo con delicatezza, socchiudere lentamente gli occhi e poi distogliere lo sguardo.
Non ogni sguardo prolungato, però, ha lo stesso significato. Un gatto che ti fissa potrebbe anche osservarti perché sta aspettando qualcosa che ha imparato ad associare a quel momento: il pasto, una sessione di gioco, l’apertura di una porta, un po’ di attenzione. Per interpretarlo meglio conviene considerare anche postura, coda e, soprattutto, posizione delle orecchie, che possono darci molte informazioni.

Come vedono i gatti: cosa percepiscono di noi con gli occhi

Come vedono i gatti il mondo, e quindi anche noi? Non in bianco e nero e non come in una fotografia sovrapponibile alla nostra percezione. La loro vista si è sviluppata intorno a esigenze diverse: meno ricchezza cromatica, una maggiore capacità di sfruttare la poca luce disponibile e una particolare sensibilità verso ciò che si muove.
Per immaginare come possiamo apparire ai loro occhi bisogna quindi rinunciare, almeno un po’, al nostro modo di vedere.

Che colori vedono i gatti

Il mondo del gatto non è un film in bianco e nero. I gatti percepiscono i colori, pur avendo una gamma cromatica più limitata della nostra. Su quali tonalità distinguano esattamente, le evidenze disponibili suggeriscono una percezione di alcune tonalità del blu e del giallo, mentre le differenze nell’area dei rossi e dei verdi risultano molto meno evidenti rispetto a quanto accade nella visione umana.
Questo cambia anche il modo in cui possono apparire gli oggetti che scegliamo per loro. Un gioco rosso appoggiato su una superficie dal contrasto ridotto, per esempio, potrebbe risultare meno evidente ai suoi occhi di quanto lo sia ai nostri. Colore e contrasto lavorano insieme, ma spesso è proprio ciò che si muove ad attirare di più l’attenzione felina.

I gatti vedono al buio?

Meglio di noi, sì, ma nel buio completo, no. Secondo il Merck Veterinary Manual, in condizioni di luce scarsa i gatti vedono circa sei volte meglio degli esseri umani. La loro retina possiede numerosi bastoncelli, cellule particolarmente efficaci nel raccogliere la poca luce disponibile, mentre dietro di essa si trova il tapetum lucidum, uno strato riflettente che aumenta lo sfruttamento della luce in entrata. È anche il responsabile di quel tipico riflesso luminoso che compare negli occhi del gatto di notte o nelle fotografie.
Serve comunque una minima fonte luminosa: in una stanza completamente buia neppure il gatto può vedere. In penombra, invece, parte avvantaggiato. Ecco perché può muoversi con tanta disinvoltura nel corridoio quando noi stiamo ancora cercando l’interruttore.

Da vicino e da lontano: perché ci riconosce prima da come ci muoviamo

La vista felina non è nitida come la nostra. Le fonti veterinarie descrivono i gatti come “più miopi” rispetto agli esseri umani: a parità di distanza, un oggetto che per noi appare nitido può risultare più sfocato per loro.
Il sistema visivo del gatto è, però, più sensibile al movimento, una caratteristica preziosa per un predatore. Per questo, soprattutto a una certa distanza, la sagoma e il modo in cui ti muovi possono diventare indizi importanti per riconoscerti.
È un mondo visivo costruito secondo priorità diverse dal nostro, un po’ come quello del cane, che abbiamo raccontato nel nostro articolo “Come vedono i cani? 4 cose da sapere“.

Come farsi “vedere” meglio dal proprio gatto: 5 gesti quotidiani

Per farti “vedere” meglio dal tuo gatto e diventare una presenza familiare, serve costruire una relazione basata sull’Amore, che si traduce in rispetto, coerenza, attenzione alle sue esigenze e routine su misura. A questo si aggiungono una serie di piccoli gesti quotidiani che possono alimentare ulteriormente il legame ogni giorno.

  • Parlagli con la tua voce “per lui”. Gli studi suggeriscono che il gatto può distinguere il particolare registro con cui la persona di riferimento si rivolge proprio a lui.
  • Lasciagli il tempo di riconoscerti. Avvicinati senza arrivare dall’alto e permettigli di esplorare il tuo odore prima di cercare il contatto. Una mano ferma a una distanza confortevole può essere un invito: sarà il gatto a decidere se accorciarla.
  • Prova il lento battito di ciglia. Socchiudi dolcemente gli occhi, riaprili e distogli lo sguardo: è una modalità di interazione che la ricerca ha associato a risposte positive da parte dei gatti.
  • Dai valore alle routine, anche al momento del pasto. Per il gatto la prevedibilità è importante: orari regolari, gesti coerenti e abitudini riconoscibili sono punti fermi della giornata. Anche il pasto entra in questa relazione quotidiana, come raccontato in “Come far felice un gatto al momento del pasto”. E  Prendersi cura di questo momento significa anche scegliere alimenti per gatti di altissima qualità, adatti alla sua età, al suo stile di vita e alle sue esigenze: uno dei tanti modi concreti in cui l’amore si alimenta ogni giorno.
  • Lascia spazio al gioco. Movimento, attesa e piccoli inseguimenti parlano direttamente a molte delle caratteristiche percettive del gatto. Qualche idea? Puoi partire da cinque attività da fare ogni giorno con il tuo gatto.

Quando un cambiamento nello sguardo merita attenzione

Conoscere il modo in cui il gatto vede e riconosce ciò che lo circonda serve anche a notare quando qualcosa cambia. Se improvvisamente sembra avere difficoltà a orientarsi in ambienti familiari, urta mobili e oggetti, appare insolitamente incerto nei movimenti oppure presenta pupille persistentemente dilatate, occhi velati o arrossati, è importante parlarne con il veterinario o la veterinaria.
Un singolo comportamento, da solo, non permette di capire quale sia la causa e non è utile tentare diagnosi in autonomia. Osservare ciò che è diverso dal solito, invece, aiuta a fornire informazioni preziose durante la visita e a valutare con il veterinario o la veterinaria se siano necessari approfondimenti.

Domande frequenti

Il gatto riconosce le persone?

Sì. Gli studi mostrano che i gatti riconoscono segnali appartenenti alle persone familiari, a partire dalla voce, e ricerche recenti indicano che possono distinguere attraverso l’odore una persona conosciuta da una sconosciuta. Gli esperimenti di Saito e Shinozuka hanno mostrato in particolare la capacità di riconoscere la voce della persona di riferimento; il ruolo del volto, invece, rimane meno documentato.

I gatti pensano che siamo gatti?

Non possiamo affermarlo. L’idea è legata soprattutto all’interpretazione proposta dall’etologo John Bradshaw: con noi i gatti utilizzano diversi segnali che appartengono anche alla comunicazione tra loro. È però un’ipotesi interpretativa basata sull’osservazione del comportamento, non il risultato di un esperimento che dimostri che ci considerano davvero altri gatti.

I gatti riconoscono il loro nome?

Sì, nel senso che sanno distinguerlo da altre parole, anche quando viene pronunciato da una persona sconosciuta. Lo ha mostrato uno studio di Saito e colleghi pubblicato nel 2019. Puoi approfondire questa e altre ricerche in “Gatti e scienza: tre ricerche raccontano i loro comportamenti”.

I gatti vedono in bianco e nero?

No. I gatti vedono i colori, ma distinguono una gamma cromatica meno ampia rispetto a noi. Le evidenze indicano una percezione di tonalità come blu e giallo, mentre altre sfumature risultano più difficili da differenziare.

Perché il mio gatto mi fissa?

Dipende dal contesto. Potrebbe semplicemente osservarti oppure aspettare qualcosa che fa parte della routine, come il pasto, il gioco o un momento di interazione. Per interpretare quello sguardo conviene osservare anche posizione delle orecchie, coda e postura. Se il corpo è rilassato, puoi provare a rispondere con un lento battito di ciglia. E se quello sguardo compare puntuale quando si avvicina l’ora di mangiare, in “Come far felice un gatto al momento del pasto” trovi qualche suggerimento per rendere questo momento ancora più piacevole.

I gatti scelgono la loro persona?

Più che immaginare un misterioso “prescelto”, è utile pensare a una relazione che si costruisce nel tempo. Il gatto può sviluppare preferenze verso alcune persone sulla base delle esperienze condivise, della familiarità, delle interazioni positive e della prevedibilità delle routine. La ricerca sull’attaccamento mostra inoltre che molti gatti possono usare la persona che si prende cura di loro come fonte di sicurezza.

Un mondo tutto d’amore, per te e il tuo pet

Iscriviti alla nostra newsletter, ed entra nel mondo d’amore di Oasy. Ti aspettano tante novità per il tuo cane e il tuo gatto.